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8.4 Come misurare la "civiltà" di un popolo?

RIASSUNTO

Viene proposto un modo semplice e pratico per valutare la “civiltà” di un popolo, definita in questo contesto come “la capacità di trovare una soluzione ai problemi ed ai conflitti sociali del nostro tempo”.Vengono presi in esame cinque comportamenti che possono essere ritrovati nella maggior parte dei soggetti appartenenti ad un gruppo sociale:

 

 1. Agressività  2.Illegalità  3.Conflittualità  4. Collaborazione  5.Onestà 

 

 Più si passa dai comportamenti di tipo 1 a quelli di tipo 5, più si può considerare "civile" il gruppo.

 

 

 Come misurare la civiltà di un popolo? Mi sembra che discutere della “civiltà” di un popolo sia un voler incendiare gli animi perché nonostante il gran parlare che se ne fa è difficile mettere d‘accordo “gli intellettuali” sul suo significato. Sconsiglio pertanto, chi si accontenti di una definizione approssimata, di sottoporre la mia definizione al vaglio di un “intellettuale” perché dopo aver ascoltato per un anno o due le sue elucubrazioni sarebbe poi più confuso di prima.

 Mi pare che una volta Berlusconi abbia avuto l’ardire di pensare ad alta voce che la civiltà occidentale fosse migliore di quella musulmana. Naturalmente fulmini e saette scagliate dai nostri intellettuali e media lo colpirono immediatamente, fu lapidato, sputacchiato e crocefisso, ma come sempre dopo alcuni giorni risorse più gagliardo di prima. Senza entrare nel merito della sua dichiarazione dobbiamo però ammettere che la sua intuizione fu esatta come al solito.

 Enunciò il carattere “relativo” della civiltà.

 Questo significa che non possiamo dare un “valore assoluto” alla misura della civiltà, ma (come per le velocità in fisica che sono sempre relative) si possono confrontare fra di loro stabilendo un termine di confronto.

 So che il cervello evoluto e fine dei nostri intellettuali, può elaborare delle congetture sul concetto di civiltà a confronto delle quali la mia proposta è sicuramente tacciabile di insulsa e superficiale.

 Voglio però assicurarvi che la mia definizione di civiltà serve ad un solo scopo, limitato ma preciso. Prevedere le capacità di un gruppo sociale a risolvere i problemi che scaturiscono dalla convivenza dei partecipanti al gruppo. Io ho scoperto che quanto più aumenta la civiltà di un popolo, tanto meglio si riesce a risolvere i problemi che riguardano la collettività.

 Molti anni fa (circa 30) avevo un conoscente che tutte le volte che tornava da un viaggio di lavoro in Europa affermava con foga e rabbia, come se enunciasse una scoperta importantissima ma tragica, che il grado di civiltà di un popolo si evince da come sono puliti i gabinetti pubblici.

 Per pubblici non intendeva statali, ma frequentati da molta gente. Per intenderci quelli che si possono trovare sui treni, nelle stazioni, nei bar, nei ristoranti, nei punti di ristoro autostradali.

 In realtà pensavo che si potesse sostituire la parola Educazione di un popolo al termine Civiltà e tuttavia l’affermazione per me aveva un suo fascino proprio in funzione della sua semplicità, ma secondo me era come i proverbi che sono molto efficaci perché descrivono in modo semplice cosa succede in “una” particolare situazione della vita o dei rapporti fra le persone. Cambia la circostanza descritta , cambia il proverbio, a volte la stessa situazione vista da una prospettiva diversa viene interpretata da proverbi che affermano cose diametralmente opposte. Esempio:un giorno mi trovano a parlare con una bella signora che non era mia moglie; un vicino di casa che passava di lì lanciò ad alta voce un suo sospetto sulle mie possibili intenzioni e poi aggiunse per dare maggiore consistenza alle sue illazioni: ”al mio paese c’è un proverbio che dice che a pensare male si fa peccato ma spesso ci si azzecca”. Io risposi: “al mio paese c’è un proverbio che dice che chi ha il sospetto ha il difetto”.

 La questione della civiltà, buttata lì da mio amico, comunque mi intrigava molto e come cultore del “metodo scientifico”, mi misi ad osservare il comportamento degli italiani per cercare di capire se fosse stato possibile trarre un indicatore del loro grado di civiltà rispetto ad altri popoli europei. Devo dire che ci ho messo 20 anni per pervenire ad un risultato soddisfacente, ma queste mie ricerche non sono costate una lira o un euro ai contribuenti. Ho osservato il comportamento di moltissime persone quando devono prendere delle decisioni che riguardano un gruppo e sorgono diverse “parrocchie” ciascuna delle quali ha la propria idea sulla “decisione da prendere” e naturalmente ciascuna parrocchia rivendica la superiorità della propria idea rispetto a quella di un‘altra.

 

 

 CONTINUA

 

 

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