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8.1 Una Repubblica che vive sull’inganno

RIASSUNTO

Vengono descritte delle situazione che, osservate con gli occhiali della verità, sono disastrose, inaccettabili, non credibili, se non ci fossero i numeri a confermarle. Non riesco veramente a capire come i responsabili di questo disastro riescano a fare in modo che i cittadini non chiedano loro conto di questi misfatti. Nessun invasore aveva mai saccheggiato così tanto il nostro Paese. 

 

Nessun essere vivente, pianta od animale, può sopravvivere se viene infestato dai parassiti e questi superano in quantità il numero che permetterebbe all'organismo vivente di riuscire ad alimentarli. La stessa cosa vale per un gruppo sociale. Se il numero di parassiti supera certi livelli il gruppo viene irrimediabilmente contagiato e distrutto. I parassiti italiani sono molto “furbi”: per questo ogni tentativo di debellarli fino ad oggi è stato inutile. Crescono, si moltiplicano, si perpetuano grazie alla loro capacità di “ingannare” le vittime. Sono abili come dei prestigiatori nell'arte “dell'inganno”, sono dei professionisti perfetti. Ecco i più importanti inganni sui quali campa la partitocrazia.

 

  1. del salario
  2. della pensione
  3. dello stato sociale
  4. del bilancio statale
  5. del conflitto tra lavoratore e padrone
  6. dell'inflazione
  7. della semplificazione

Ho elencato solo i sette inganni principali. Forse con un po’ di sforzo potevo aggiungerne altri tre. Così ne avevo 10 e sarebbe stata più simile l’analogia con le 10 piaghe d’Egitto. L'unica differenza è che quelle d'Egitto furono mandate dal “Signore” mentre queste ce le hanno rifilate i “signori” della politica. Chiunque si sia occupato ONESTAMENTE dei problemi di questo paese conosce bene il significato di questi inganni. Il problema è: “come fare a rimuoverli?”

 Solo trovando un antidoto agli inganni, si può debellare questa malattia. L’antidoto esiste e si chiama metodo scientifico.

 

  1. Inganno del salario

Quando Bersani e compagnia dicono «non sappiamo come faccia a vivere un operaio che porta a casa 1300 euro al mese» mentono spudoratamente sapendo di mentire. La frase giusta sarebbe «non sappiamo come faccia, un operaio che guadagna 2.600 euro al mese e ne deve dare 1.300 alla nomenclatura, a vivere con i rimanenti 1.300».

 Questa è la verità. I sindacalisti e i politici italiani non hanno mai difeso “il potere di acquisto del salario”, ma chiesto sempre aumenti allungando su questi aumenti i loro artigli fino a pretendere il 50% dello stipendio.

 Molti secoli fa, quando la rivoluzione industriale non era ancora arrivata e non c'erano i sindacati a difendere i lavoratori sfruttati, i proprietari terrieri si erano inventati il contratto di mezzadria. Consisteva semplicemente in questo: il proprietario terriero concedeva al contadino il diritto di lavorare la terra ed in cambio quest’ultimo consegnava al proprietario la metà dei frutti della terra.

 In Italia, dopo un secolo di lotte sindacali a favore dei lavoratori, abbiamo ottenuto di poter estendere il contratto di mezzadria a tutti i lavoratori dipendenti, di qualunque settore. All'inizio non era così, ma un inganno oggi, una “furbata” domani, si è arrivati a questa situazione. Se il datore di lavoro, pubblico o privato, è disposto a retribuire con 100 euro il lavoratore per l'attività che svolge, gli consegna una busta con su scritto che gli spetta 70 ma che deve togliere il 30% circa cioè 20 lasciandogli 50. La sottrazione del primo 30% è stata furbescamente chiamata “tassa a carico del datore di lavoro”, e ben gli sta. Così il lavoratore si arrabbia e impreca per il secondo prelievo del 30%, anziché per tutti e due. Ci fu un momento in cui i radicali chiesero, attraverso un referendum, che tutti i soldi dovuti venissero versati ai lavoratori dipendenti e poi avrebbero provveduto loro stessi a pagare le imposte. Naturalmente quel referendum ebbe lo stesso risultato dell'altro “sulla responsabilità civile dei giudici”.

 Questo avrebbe svelato l'inganno, ed anche i lavoratori più distratti o più ingenui avrebbero capito quanto pagano ai politici per avere “lo stato sociale”.

 Avrebbero cioè capito quanto costa realmente vivere in uno stato dove la prestazione richiesta non viene pagata né al momento dell’utilizzo né a chi la fornisce, ma alcuni la pagano in anticipo con il prelievo automatico sulla busta paga ed i più furbi del paese non la pagano mai.

 

  1. Inganno della pensione

Nello “stato sociale” la storia della pensione funziona così. I politici che sono persone sagge, intelligenti e lungimiranti hanno pensato che i lavoratori italiani non sarebbero stati capaci di mettersi da parte i soldi per una serena vecchiaia. Pertanto decisero un prelievo mensile sulle buste paga di tutti i lavoratori che “lor signori, i politici” avrebbero fatto gestire a qualcuno nell'interesse dei lavoratori stessi. All’INPS (Istituto Nazionale Politici Spendaccioni) toccò il titanico compito. Ogni mese arrivavano quantità enormi di denaro che qualcuno provvedeva ad investire oculatamente, nell'interesse dei lavoratori. Vi confesso che io non sarei riuscito a dormire con una responsabilità così grave sulle spalle, ma penso che nessuno tra i dirigenti dell'INPS abbia mai sofferto di insonnia per il timore di non avere investito al meglio i soldi dei lavoratori. Insomma, per farla breve, se un’ assicurazione privata avesse gestito i soldi raccolti presso i clienti, come hanno fatto i responsabili dell'INPS con il beneplacito dei politici, avrebbe già da tempo dovuto portare i libri in tribunale e dichiarare bancarotta.

 Quindi, anziché pagare i lavoratori in pensione con le rendite derivanti dai loro versamenti, li pagano con i contributi versati dai nuovi lavoratori. Questa truffa è ben conosciuta tra gli addetti ai lavori di cose finanziarie, e dal nome del primo che la inventò si chiama “ schema Ponzi”. Chissà se uscito di prigione Ponzi è finito consulente dell'INPS oppure consulente dei politici.

 

 3. Inganno dello stato sociale 

 

 Molti secoli fa c’erano degli individui che passavano la loro vita alla ricerca della pietra filosofale, ed erano tenuti in alta considerazione proprio per questa elevata capacità professionale. Naturalmente, i più interessati a queste ricerche erano i principi e re che sognavano come sarebbe cambiata la loro condizione una volta trovata la “Pietra” capace di trasformare i metalli VILI che toccavano in ORO. Costoro persero il lavoro quando i grandi successi della scienza dimostrarono che ciò non sarebbe stato possibile. 

Con la diffusione delle conoscenze scientifiche, al loro posto comparvero schiere di soggetti che, cimentandosi con le nuove macchine, cercavano di inventare “il moto perpetuo”. Quando fu scoperto il principio di conservazione dell’energia anche costoro dovettero abbandonare il loro mestiere per non essere coperti di ridicolo.

A quel punto irruppero sulla scena mondiale i comunisti che illusero molti sul fatto che bastava togliere ai ricchi e poi distribuire ai poveri e avremmo risolto così tutti i problemi dell’umanità. Come sia finita questa avventura è ormai noto a tutti, nonostante i comunisti abbiano cercato di nascondere la verità a qualunque prezzo (pagato però dagli altri).

Oggi i comunisti si sono mimetizzati nella società, non agitano più le bandiere con falce e martello, ma sono riconoscibili perché difendono lo STATO SOCIALE. Direi che lo Stato sociale è l’ultimo espediente dei parassiti, se non fossi sicuro che sapranno inventarsi qualcos’altro perché hanno molti lacchè da mantenere e molti che vogliono diventarlo per poter mangiare nei migliori ristoranti senza pagare il conto.

Questo è l’unico motivo per cui in Italia i promotori dello STATO SOCIALE hanno molti estimatori. Perché molti italiani (quasi tutti) si credono furbi e sperano di poter godere i servizi dello STATO SOCIALE facendoli pagare ad altri.

 

 

 

 CONTINUA

 

 

La lotta contro la povertà

Uno dei compiti che lo Stato si è dato tra le sue priorità sociali è la lotta contro la povertà. Leggete cosa scrive Drucker [2] al riguardo. Se è opinabile che i programmi americani di lotta contro la povertà abbiano realmente giovato a molti poveri, essi sono certamente serviti a creare innumerevoli posti di lavoro ben retribuiti per assistenti sociali e personale amministrativo. Si spera che, dalla campagna ecologica l’ambiente possa trarre un beneficio maggiore di quello che i poveri hanno ricavato dalla lotta contro la povertà. Tutti questi programmi sociali vengono pagati con il gettito fiscale ricavato dai gruppi a reddito medio che, in un paese sviluppato, rappresenta la fascia più ampia di prelievo fiscale. Tra costoro la maggior parte sono operai e lavoratori con i redditi medi bassi. Che queste tassazioni siano imposte in nome del progresso sociale e per sostenere cause di “sinistra” aggiunge la beffa al danno, almeno agli occhi dei lavoratori manuali. Questo scriveva Drucker [2] nel 1973 (prima edizione, in inglese, del libro citato). Non so se ,in America, le condizioni dei poveri siano migliorate dagli anni 70, ma forse è meglio dare un’occhiata nel cortile di casa nostra. Per farlo leggiamo o ascoltiamo l’interessante articolo della GABANELLI che segue.

 

Data Titolo Autore Pubblicato su
13/01/2019 Povertà, 25 miliardi all'anno vanno nelle tasche sbagliate Milena Gabanelli e Rita Querzè 

Corriere Della Sera

 

 

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